Crisi del consenso ed eclissi della politica di Amedeo Giustini

Articolo pubblicato sul sito www.liberadestra.com

Le crisi, siano esse di natura economica o morale, hanno il comun denominatore nella decadenza del sistema Paese e, per quanto ci riguarda, nella lenta eclissi della politica.
Essendo figli del ‘900 ,siamo abituati a vedere la nostra società evolversi nel campo tecnologico, politico,sociale, economico e culturale ma, dobbiamo prendere atto, che possono verificarsi anche lente o rapide involuzioni.
Una discesa costante in una sorta di piano inclinato che dura da decenni e sembra non vedere mai la fine.
Siamo un Paese bloccato e, in ogni stagione che passa, più povero, perché i vari governi che si sono succeduti sono stati prigionieri delle mille e più corporazioni che soffocano lo sviluppo. Siamo una nazione dove troppe persone vivono grazie alla politica e, dove, nonostante la crisi e l’aumentare del debito pubblico, troppi enti inutili continuano ad esistere e ad essere nel libro paga dello Stato.
I centri decisionali si sono spostati dalla politica ai centri di pressione, alle caste, a quell’associazionismo occulto al limite della legalità, formato di entità massoniche, poteri forti o, peggio, malavita organizzata,che agiscono ormai su tutto il territorio nazionale e che si avvalgono di compiacenze ad altissimi livelli.
La politica non è più il motore attivo in grado di spostare interessi o masse ma solo strumento di burattinai, che, gestendo il potere effettivo, utilizzano la politica e i politici per i propri esclusivi interessi.
Dinanzi a questo minor peso specifico della politica non rimane altro, al sistema, che crearsi una parvenza di potere estetico fatto per lo più di autoreferenzialità ,per dare all’esterno la sensazione di un potere effettivo che nella realtà non ha più.
Questo è il sintomo della malattia di cui la politica è afflitta, ma la diagnosi è ben evidente nella funzione venuta meno dei partiti di selezionare una classe dirigente e nel meccanismo del consenso che è profondamente mutato.
Le categorie destra e sinistra sembrano superate dal partito persona, dal capo che decide e non dal leader che persuade, da programmi sovrapponibili e da una percezione diffusa di alto e basso. La politica sta in alto , il cittadino in basso con i suoi problemi irrisolti.
E’ cambiato anche lo strumento principale del consenso. La carta stampata e la TV, con i suoi talk show ,sono stati soppiantati dal web e l’esito referendario del dicembre 2016 ne ha certificato il sorpasso.
In tutto questo scenario, il cittadino elettore è nello stesso tempo vittima e carnefice di questo degrado morale e di questa politica impotente e nello stesso tempo insolente.
La cura è nel ritrovare le ragioni della buona politica fatta di spirito di servizio, senso del bene comune, onestà, impegno, competenza e nel recuperare la funzione originale dei partiti come mediazione imprescindibile tra cittadino e istituzioni, tra interessi privati e pubblici e come antidoto efficace contro la superficialità e il pressapochismo (non lo chiamerò mai populismo), che sono il vero pericolo per le vecchie e nuove democrazie.
Una politica che sia faro e non lo specchio dei desideri, che non potranno mai essere tutti trasformati in diritti.
In questi ultimi anni abbiamo ricevuto un insegnamento prezioso dagli eventi che si sono verificati nel mondo. Abbiamo capito che le elezioni libere e popolari a suffragio universale sono strumento fondamentale per una democrazia ma, da sole, non sono in grado di garantire la dinamica di un governo del popolo. L’esercizio democratico si realizza attraverso pesi e contrappesi istituzionali e l’esistenza di partiti liberi, che filtrano interessi e sono naturale argine a quell’ atteggiamento semplicistico fatto d’immagine, propaganda e politica sondaggista.
Troppe volte abbiamo sentito la necessità di affermare che la politica non si deve solo limitare a soddisfare le voglie di un popolo ma deve essere capace di elevarlo e di inseguire il progresso, alla luce di quei valori attualizzati che devono essere le colonne portanti di una società e patrimonio comune di un’intera classe politica, al di là degli orientamenti.
La questione morale, questo lassismo generalizzato nei confronti di comportamenti che avrebbero, fino a qualche tempo fa, tagliato la strada a chiunque avesse voluto intraprendere una carriera politica ,è il nodo da sciogliere al più presto per capire se questa decadenza sia un processo irreversibile della politica italiana.
Non esisterà mai più destra senza riannodare i fili spezzati della legalità, senza una nuova carta dei valori attualizzati, senza chiudere la divaricazione tra cultura e politica e senza una nuova, giovane, classe dirigente.

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