La legalità questa sconosciuta – di Silvia Pispico

La destra da anni ha abbandonato il valore della legalità ed è su questo che si è rotto il rapporto di fiducia con una fetta importante del suo elettorato.
Ragazzi, donne e uomini che si sono rifugiati in parte nell’astensione e in parte nei movimenti definiti populisti proprio perché non si riconoscono più in un partito aderente ai valori della destra italiana.
Il difficile rapporto ed i contrasti tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nascono da visioni opposte su questo specifico tema ma in realtà è venuta meno la testimonianza di una parte importante della classe dirigente della destra italiana proprio sul tema della legalità e del rapporto con la Magistratura.
Il principio di legalità è fondamentale in uno Stato di diritto. Il rispetto del binomio legge e ordine è un presupposto imprescindibile in una società complessa.
La legalità formale viene garantita dalle leggi ma esiste anche una legalità culturale.
Quest’ultima si percepisce in modo differente da regione a regione , da città a città, da comune a comune.
Pur essendoci le medesime leggi la percezione di sicurezza e legalità può cambiare a seconda del grado di diffusione della cultura legalitaria.
Oggi mancano forze politiche, facenti riferimento alla destra italiana, che incarnano questa visione ordinata della società bensì un giusto garantismo ma che va oltre lo stato di diritto tanto da sembrare una parola vuota e priva di significato.
Il garantismo è un sacrosanto diritto costituzionale, che si manifesta attraverso la certezza della prova che va equilibrato con la certezza della pena perché, oltre i diritti dei carnefici, ci sono anche i diritti delle vittime dei reati, rispetto alle quali lo Stato è sempre in debito.
Un partito politico, soprattutto di destra, ha il diritto – dovere di tutelarsi da condotte discutibili o sospette (art. 54 della Costituzione italiana – I cittadini cui sono affidate funzione pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore) e nella selezione della classe dirigente deve prevedere misure di tutela e deve saper anticipare l’azione della Magistratura.
La legalità è un valore che coinvolge la vita pratica delle persone e se la persona onesta, che fa il proprio dovere, non si sente rappresentato nelle istituzioni e nella politica, si sente isolato e non gode del privilegio della responsabilità esercitata.
Una legalità approssimativa e la mortificazione del buon esempio mina la tranquillità sociale e rende il cittadino più insicuro e alimenta la delinquenza.
Quanto è importante il valore della legalità se rapportato alla sicurezza e al valore più grande che è la libertà; quanto è importante e gratificante è il sentirsi onesto, la coscienza a posto in una società che riconosce queste qualità.
La nostra gente vuole uno Stato che premia gli onesti e persegue i disonesti, che individua gli elusori e gli evasori e che faccia vergognare i furbi.
Sarebbe sufficiente applicare le leggi che dovrebbero essere chiare senza possibilità di interpretazioni da parte di una Magistratura che pur avendo limiti e qualche mela marcia, come in tutte le articolazioni dello Stato, è oggetto di continui attacchi.
Non dimentichiamo mai che nella lotta al terrorismo e alle mafie la Magistratura ha pagato un tributo altissimo e ci vorrebbe maggiore coerenza fra garanzie ed efficienza.
Una risposta in tempi rapidi alla domanda di giustizia è un dovere ma ci vuole anche la volontà politica di investire adeguatamente in uomini, in mezzi e in nuove tecnologie e questa volontà è sempre venuta meno.
Oggi non vi sono partiti di destra che esprimono una piena cultura legalitaria e purtroppo assistiamo a nuovi posizionamenti che rischiano di essere percepiti come operazioni di ceto politico senza una revisione culturale, senza quei valori attualizzati che sarebbero indispensabili per la rinascita, la ripartenza e per girare la clessidra.
La nuova classe dirigente dovrà rivisitare alcuni valori dimenticati come la legalità.
La destra italiana se è vero che esiste ancora la diade destra e sinistra dovrà ripartire da questo valore fondamentale perché se è vero che i principi di uguaglianza e diseguaglianza hanno in parte lasciato il campo, il principio di ordine che si contrappone al disordine rimane un aspetto vivo nella società. Una differenza che oserei dire quasi antropologica.

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