Legge di stabilità, dietro il fumo del governo un’amara verità (Liberadestra)

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di SILVIA PISPICO

Se la bugia è quasi una costante nell’azione politica, soprattutto negli ultimi tempi, la verità è latitante soprattutto quando si parla delle reali condizioni economiche in cui versa il nostro Paese. I dati reali (Istat) vengono sempre interpretati soprattutto quando si parla dei risultati del Jobs Act e sulla ripresa economica che è generalizzata in tutta Europa e nel mondo e ci vede come uno dei fanalini di coda.

Sul debito pubblico in costante ascesa se ne parla molto poco, né si evidenzia che la ripresa è dovuta, in massima parte, alle esportazioni mentre la domanda interna è ancora molto debole. Le dinamiche di riprese o recessioni economiche sono cicliche e non sempre i meriti o i demeriti sono tutti attribuibili ai governi in carica. Tuttavia quando si vive un momento globale di recessione si dovrebbe intervenire su riforme migliorative e non peggiorative. Riformare non significa automaticamente migliorare.

Oggi nel nostro Paese si sta discutendo sulla legge di stabilità e i conti non sembrerebbero tornare per 3,5 miliardi di euro. Saranno problemi che erediterà il prossimo governo e dovrà mettere in piedi una manovra correttiva come qualche “toppa” grazie alla politica del rinvio come le clausole di salvaguardia (aumento dell’Iva). Saranno le tante spade di Damocle su chi succederà al governo Letta/Renzi/Gentiloni.

La legge di stabilità, che passerà al vaglio del Parlamento, avrà come elementi caratterizzanti i soliti Bonus, gli sgravi fiscali sulle assunzioni dei giovani, deduzioni e detrazioni sulle ristrutturazioni e sulle riqualificazioni. Si agisce su chi può spendere e non si aiuta chi non ha risorse, un lavoro stabile se non in una forma di assistenzialismo che incide comunque sulla dignità della persona.

Il Jobs Act ha finito per rendere precario, ancor di più, il lavoro, non si investe sulle infrastrutture e sulle condizioni per creare assunzioni di qualità e durature. Un imprenditore utilizza gli sgravi per alleggerire, nel momento di crisi, il costo del lavoro però si riduce anche la sua qualità. In uno spirito imprenditoriale autentico sarebbe più felice di assumere un giovane con un contratto a tempo indeterminato se avesse più lavoro e più fiducia sul futuro della propria azienda.

Oggi il lavoro non c’è nonostante la propaganda elargita a piene mani dica il contrario e la prossima legge di stabilità non contiene provvedimenti strutturali in grado di invertire la tendenza. L’Italia ha bisogno di produrre un lavoro di qualità e di promuovere riforme positive come quella fiscale che potrebbe dare una spinta decisiva sul fronte di un’equazione che va invertita.

Chi produce di più, dopo un determinato reddito, non deve essere tartassato e messo nella condizione di eludere o evadere il fisco. Forse una riflessione sulla tassazione progressiva e sui scaglioni del reddito va messa in cantiere senza proposte assurde che potrebbero mettere a rischio i conti pubblici.