Presidenzialismo e partecipazione politica di Silvia Pispico

Articolo pubblicato sul sito www.liberadestra.com

Viviamo una fase politica sempre in fase di transizione.
Non siamo riusciti ad avere una riforma costituzionale decente in grado di rispondere alle esigenze della modernità.
Non siamo riusciti ad approvare una legge elettorale in grado di garantire la governabilità anche se è la maturità del quadro politico che dovrebbe dare quella stabilità necessaria per compiere le vere riforme di cui il Paese ha bisogno.
La responsabilità non ricade solo su chi, in questi ultimi tre anni, è stato colpito da un cesarismo mal riuscito ma da una destra che ha perso la slancio su alcuni cavalli di battaglia.
La partecipazione è stata una scommessa persa da parte della destra italiana, pur avendo, su questo tema, un diritto di prelazione che non ha esercitato.
Oggi abbiamo partiti politici apparentemente di destra che hanno nel proprio statuto le primarie, ma è un lustro che non celebrano un congresso.
Esercitare la preferenza, in una competizione elettorale da parte di un elettore viene vista, da alcuni, come un mezzo di condizionamento da parte delle mafie, più che il diritto di un cittadino di scegliere i propri rappresentanti.
Questa visione illiberale è una vera e propria resa nei confronti del malaffare.
Un partito politico dovrebbe tornare all’antica vocazione di selezionare la classe dirigente e di proporla all’elettorato.
E’ la selezione preventiva il passaggio cruciale che toglie ogni alibi a coloro che non vorrebbero la preferenza, solo perché risulterebbe più facile essere nominati che eletti direttamente dal popolo.
Primarie istituzionalizzate e presidenzialismo, due facce della stessa medaglia. La democrazia diretta, un sogno antico che dovrà rientrare in un programma moderno.
Il centrodestra non può continuare a dribblare l’esigenza di utilizzare strumenti di democrazia partecipativa e il coinvolgimento dei cittadini nella selezione di una classe dirigente; è nel Dna della destra italiana auspicare la partecipazione diretta del popolo nella scelta e nella selezione di coloro che dovrà rappresentarla.
Una riforma costituzionale che vada nella direzione del presidenzialismo è auspicabile e va perseguita con convinzione.
La trasformazione dei partiti tradizionali in partiti personali, seppur con tutti i limiti e i difetti del caso, è un processo che va studiato.
Dimostra la propensione dei cittadini di affidare ad un solo interlocutore la propria fiducia e le sorti del proprio Paese. Una esemplificazione della democrazia che può essere pericolosa se non si crea l’ ambito di una riforma costituzionale individuabile nel presidenzialismo, con tutti gli opportuni contrappesi.
La destra italiana deve trovare una sintesi partendo proprio dai suoi valori, opportunamente attualizzati.
E’ giunto il momento di unire le forze per un rinascimento condiviso nella modernità che ponga le sue radici nella propria identità, ossia nella storia del nostro Paese e sull’orgoglio di avere una cultura e una storia unica al mondo. L’Italia comunitaria e partecipativa che ha dato alla luce l’inventiva e il genio di Leonardo Da Vinci, la sregolatezza unita al talento di Caravaggio, la fantasia del padre della lingua italiana, Dante Alighieri e, nella politica, Cavour, Mazzini, Einaudi, De Gasperi, Almirante e Berlinguer. Tutto questo è nel dna del nostro popolo. L’Italia ha saputo risollevarsi da momenti difficili, come durante il boom economico degli anni ’60, un fenomeno da rivisitare, frutto d’orgoglio, d’inventiva e di una consapevolezza diffusa che ognuno avrebbe dovuto fare la propria parte per superare le difficoltà evidenti nell’ immediato dopo guerra.
Tuttavia come ogni valore, l’identità, l’italianità come comune sentire va declinato nella modernità, nella società in cui viviamo.
Una società che si tinge sempre di più di tinte multietniche e dove il concetto di nuova cittadinanza è un pensiero che ci appartiene ogni giorno di più e che supera il motto desueto “dell’Italia agli italiani” sostituendolo, semmai,da ” l’Italia a chi dimostra di amarla”.
Lo Stato ( concetto di famiglia superiore) è nostro padre e rappresenta l’autorità a cui dobbiamo rispetto e obbedienza; l’ Italia , la madre, che ama i suoi figli naturali ma anche quelli adottivi , che la amano e l’accrescono.
E’ su questo terreno fertilissimo che dobbiamo concentrare il nostro cammino senza complessi, a testa alta e con la consapevolezza di rappresentare ancora un pezzo d’Italia importante.

Lascia un commento