La disoccupazione giovanile – di Silvia Pispico

La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli che superano la soglia del 40%. Una Stato che non garantisce il lavoro per i suoi figli, un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, non è un padre ma un patrigno. Non sarà sufficiente la madre Patria con i suoi valori a colmare i doveri del padre.
Se non si ha la percezione di un padre che non compie i propri doveri non riconosciamo la sua autorità e viene meno il credo in quei valori che sono il cemento di una società complessa che vorrebbe guardare al futuro.
Non ci sarà generazione felice, seppur realizzata, se vede i propri figli e i propri nipoti in difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.
La felicità autentica non è il frutto di un egoismo individuale ma si esprime nel suo splendore nell’ambito familiare, la cellula fondamentale della nostra società, in tutte le sue forme.
E’ impensabile che un padre o un nonno siano pienamente felici nel vedere i propri figli o i propri nipoti navigare su una imbarcazione che stenta a raggiungere il porto, che rappresenta la sicurezza, la protezione, la libertà e la dignità personale.
Una riflessione specifica riguarda la figura dei nonni che oggi non si limitano solo ad un ruolo importante all’interno della famiglia ma fungono spesso, con le loro pensioni, da vero e proprio ammortizzatore sociale.
Aiutano economicamente i propri nipoti e, spesso, i propri figli che a cinquant’anni perdono l’impiego trovando molte difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro.
Quando verrà meno questa generazione che funge da mutuo soccorso sarà violento l’impatto economico e le ripercussioni negative su quello sociale saranno significative.
Non è immaginabile, quindi, le generazioni che “si sono fatte da sole” gioire del proprio passato e registrare, a cuor leggero, un presente e un futuro funesto per quelle generazioni che oggi si affacciano alla vita o per quelle future.
La realtà prescinde dalle sicurezze o dalle incertezze di ognuno e viviamo, tutti insieme, in un’atmosfera di insicurezza e incertezza.
I governi che si sono succeduti non hanno intercettato questa inquietudine generalizzata e non sono stati in grado di dare risposte concrete.
L’emergenza dei conti pubblici ha indirizzato il governo del momento verso una riforma delle pensioni che ha innalzato, con la legge Fornero, l’età pensionabile.
Questa misura, che tiene conto del mutare dell’aspettativa di vita, va ad impattare con la dinamica naturale del ricambio lavorativo. E’ evidente che se un lavoratore va in pensione più tardi viene meno l’occasione del turn over.
Rimodulare la legge in vigore è necessario per rimettere in moto l’occupazione soprattutto giovanile.
La quota 100 ossia la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contribuzione sarebbe un buon punto di partenza per far scattare una nuova proposta che possiamo definire dell’AFFIANCAMENTO.
Un lavoratore che raggiunge la quota 100 verrà affiancato, fino alla maturazione dell’età pensionabile secondo la legge in vigore, da un giovane.
Al lavoratore anziano verrà riconosciuto dallo Stato la metà della pensione maturata mentre per il restante 50% verrà retribuito dall’azienda e usufruirà di una riduzione e maggiore flessibilità dell’orario di lavoro.
L’azienda verrà esentata dal pagare i contributi Inps per i due lavoratori e dovrà pagare il giovane lavoratore secondo i contratti a tutele crescenti previsti dal Jobs Act.
Con questa proposta lo Stato pagherà meta’ pensione a coloro che raggiungeranno la quota 100 e esenterà l’azienda dal pagamento dei contributi per i due lavoratori. Il lavoratore anziano continuerà a lavorare fino al raggiungimento dell’effettiva età pensionabile percependo l’intero stipendio a fronte di un minor carico di lavoro per i prossimi 4 o 5 anni e l’azienda si troverà due lavoratori al costo di uno.
E’ una proposta che risponde al criterio di fattibilità, va nella direzione di una maggiore qualità del lavoro ed ha l’obiettivo di consegnare speranza e dignità alle generazioni future.
Il lavoro ai giovani è una necessità che va a garantire le pensioni future e l’equilibrio del bilancio dell’Inps oltre a salvaguardare la famiglia come progetto di vita sostenibile e con l’obiettivo delle nuove nascite.
Purtroppo nel 2016 in Italia il saldo tra le nascite e le morti è stato negativo. E’ come se fosse sparita una città come Pisa e questo dato è molto preoccupante per la nostra società destinata ad essere multietnica e purtroppo anche multiculturale se non si rafforza l’identità e la cultura del nostro popolo.
Cavalcare le paure e le insicurezze indebolisce l’identità di un popolo e la destra italiana dopo l’omicidio della cultura sta facendo di tutto per indebolire, inconsapevolmente, le identità.
I giovani devono rimanere nella terra dei padri e lo Stato deve creare le condizioni affinché le nuove energie e le nuove intelligenze concorrano a superare questa fase di involuzione politico culturale, sociale ed economica.
Silvia Pispico

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