Documento politico “UNA DESTRA ANTICIPATRICE” di Silvia Pispico e Amedeo Giustini

  1. La politica dovrebbe anticipare i processi di evoluzione o involuzione di una società.
    Rincorrerli o, ancor peggio, testare i desideri di un popolo che per natura li vorrebbe tutti trasformati in diritti, è la negazione della politica e della sua funzione d’indirizzo.
    Avere un’identità è fondamentale per superare le paure che minano alle fondamenta le poche o tante certezze di un popolo e lasciano spazio alle inquietudini e alle insicurezze.
    Un popolo insicuro non è in grado di accettare le sfide future ed è meno consapevole della propria identità.
    Anticipare i processi è la grande sfida della buona politica e l’utilizzo di strumenti di una democrazia diretta, primarie, non significa esaltare la volontà popolare ma ricondurre la funzione dei partiti ad una preselezione dei candidati per sottoporli al popolo sovrano.
    La selezione della classe dirigente dovrebbe essere la vocazione principale dei partiti politici, oggi abdicata al volere del leader o, meglio, del capo di turno.
    La volontà popolare ha la sua massima espressione quando ci sono dei filtri, i partiti, che funzionano nel mediare gli interessi privati con quelli pubblici e nella selezione preventiva delle candidature.
    In passato, il successo elettorale della destra di governo rappresentata da Alleanza nazionale, derivò dal fatto di avere una sua ben definita identità che venne percepita immediatamente dagli elettori.
    Legalità, identità, patria, libertà erano alcune delle parole chiave di una destra pragmatica che aveva l’obiettivo di incidere nella politica, non si limitava agli slogan e aveva l’obiettivo di governare l’Italia.
    Oggi questa identità è offuscata da partiti che si limitano principalmente a pochi temi specifici; la famiglia (il partito del family day), l’immigrazione e l’anti europeismo (Lega Nord e Fratelli d’Italia), l’andare contro l’establishment (in genere i partiti sovranisti). Andare contro il potere precostituito non è molto credibile quando ai vertici dei movimenti per la sovranità nazionale vi sono esperienze di governo e di potere non sempre virtuose. La sovranità è molto legata all’identità e alla cultura di un popolo; se con le paure rendiamo una società meno sicura si indebolisce l’identità di un popolo e viene meno il terreno fertile su cui si è sempre nutrita la destra italiana.
    Tagliare il ramo in cui si è seduti non è molto salutare perché la destra ha rappresentato sempre il futuro, l’ottimismo contro le paure, racchiuse in aforismi del tipo “Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l’avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci.”
    Il risollevarsi, il rilancio come speranza e la funzione di una nuova carta dei valori al passo con i tempi e, quindi, attualizzata, non sarebbe altro che la sintesi della migliore cultura nazionale, di ciò che potrebbe essere realizzato delle grandi idealità del passato messe a confronto con la modernità e con una società che è cambiata e in continua mutazione.
    Dobbiamo guardare avanti, pensare con lucida ambizione ma, soprattutto, costruire il futuro che c’è già e che la politica, purtroppo,si limita ad inseguire.
    I temi da affrontare sono molteplici. Quali ricette sono da mettere in campo su una società destinata a divenire multietnica, sulla crisi demografica, su un’economia che si basa più sulla finanza che sulle aziende, sulle nuove politiche industriali, su una globalizzazione sbagliata, sull’ impoverimento del ceto medio, sulla sicurezza e sulla legalità, sulla disoccupazione soprattutto giovanile e sul tema del Sud dell’Italia?
    Gli ultimi dati Istat sulle nascite nel 2016 portano inevitabilmente a pensare che l’Italia sarà destinata a trasformarsi nei prossimi decenni e non saranno sufficienti bonus bebè o campagne più o meno azzeccate per mettere di nuovo al centro la famiglia come cellula fondamentale della nostra società.
    La rivalutazione della famiglia deve essere culturale, soprattutto nel progetto familiare perché ha la funzione di proteggere i più deboli: il bambino, il portatore di handicap e l’anziano.
    La tassazione in base al reddito familiare e l’incentivazione delle imprese familiari sono il primo passo ma bisogna essere consapevoli che la famiglia nasce prima dello Stato e si basa su un principio di condivisione naturale, di solidarietà, di carità e di progetto comune. La famiglia dimostra la sua forza nell’essere comunità, identità, libertà, attimi di felicità. Più è forte e più è disposta all’accoglienza.
    La Famiglia si è trasformata e frammentata per molteplici motivi: dall’impegno lavorativo di entrambi i coniugi o di entrambi i componenti della coppia ad una società che impone la velocità come metro di efficienza, alla crisi della famiglia in quanto tale , dovuta a crisi economiche e a trasformazioni culturali.
    Non è pensabile oggi chiudere gli occhi di fronte alle trasformazioni notevoli, soprattutto di carattere culturale oltre che strutturale, che in essa si stanno verificando.
    Aprire ai diritti delle Unioni civili (che non devono diventare matrimoni arcobaleno), è sacrosanto, ma uno Stato deve privilegiare la famiglia naturale che nasce con l’intento di procreare. Il dato è antropologico: uno Stato si deve porre il problema che una società sopravvive solo se c’è continuità generazionale. Privilegiare e incentivare la famiglia naturale non è solo giusto, ma necessario.
    La destra dovrà avere ben chiaro la forma di democrazia che vorrà perseguire.
    La migliore democrazia rimane quella rappresentativa, ossia delegare pro tempore le sorti di un Paese ad una èlite eletta dai cittadini in base alla fiducia, alla credibilità e ad un programma di governo.
    Le democrazie plebiscitarie generano caos ed inconcludenza.
    L’antipolitica si combatte con un’incisiva azione politica entrando in sintonia con i reali problemi del Paese. Vi è la percezione di una grande distanza tra la politica e la società perché non viene promossa una grande campagna di ascolto per individuare le urgenze. Le riforme costituzionali non sono una priorità per l’Italia perché non c’è bisogno di leggi sbagliate, approvate velocemente, ma di leggi giuste in linea con i dettami costituzionali e scritte in modo chiaro, per limitarne l’interpretazione da parte dei giudici.
    La cultura della legalità è un’altro aspetto che va perseguito con convinzione.
    Le leggi e i regolamenti determinano i divieti, i reati,ma ci sono regole non scritte di convivenza e di rispetto verso gli altri. Dettami che rispondono alla coscienza di ognuno di noi e dovrebbero valere , a maggior ragione, in politica.
    La logica dei due pesi e due misure non deve trovare cittadinanza in politica,così come l’asticella della moralità dovrebbe essere più alta per coloro che ricoprono incarichi politici e istituzionali.
    La cultura della legalità si dovrebbe insegnare nelle scuole e nella famiglia e si consolida con la testimonianza. Non esiste libertà senza una cultura legalitaria.
    Sentirsi liberi significa anche essere autonomi; si è più forti nella consapevolezza della propria cultura, nell’ autosufficienza economica e, di conseguenza, si è aperti al confronto, alle sfide, all’accoglienza.
    La crisi della modernità liberale è dovuta anche alle insicurezze, ad un capitalismo che è mutato ed alle nuove povertà.
    La globalizzazione non è stata regolamentata, creando disparità nella concorrenza. Non si possono globalizzare i mercati senza globalizzare i diritti e, la politica, non si è resa conto della mutazione del capitalismo.
    Chi possedeva capitali investiva nelle aziende che, a loro volta, avevano ed hanno il compito di distribuire la ricchezza.
    Oggi vi è il capitalismo finanziario dove è sufficiente un click per spostare grandi patrimoni e creare utili senza troppi rischi, senza creare posti di lavoro e a bassa tassazione.
    La concentrazione di enormi capitali, che non vengono in parte ridistribuiti ,in mano a poche persone, determinano nuove povertà.
    I giovani e quello che fu il ceto medio vengono risucchiati, in parte, dal buco nero della nuova povertà.
    Una destra moderna dovrebbe anticipare i cambiamenti della società anche se i temi non riguardano solo i nostri confini nazionali.
    Il conflitto tra forti e deboli spesso si verifica perché la forbice si è aperta oltre ogni livello fisiologico e, una destra anticipatrice, dovrebbe discutere sulle misure da intraprendere per difendere la persona nella dignità e nella libertà.

Cantiere LA NOSTRA DESTRA

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